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Out of my window di Alice Gioia

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Da quali stelle siamo caduti, per raggiungerci quaggiù?/9

Zanardi

Cinico e spietato. Cattivo come sanno esserlo solo i ragazzi di una certa età, in bilico tra onnipotenza e devastazione. Perversione delle perversioni, menefreghismo allo stato puro.

Eppure, scrive Daniele Barbieri nella prefazione del volume a lui dedicato nella collana "I maestri del fumetto", Zanardi finisce per stare simpatico a tutti. Anche al suo disegnatore, forse. Perché “Zanardi è uno sciagurato, ma in un mondo così meschino anche uno sciagurato può apparire come un eroe”.

Biondo, spigoloso, il naso a becco, Massimo Zanardi detto "Zanna" ha ancora il fascino e la spavalderia del bulletto del quartiere. Anzi, lui e la sua gang (composta da Roberto Colasanti, il bello del gruppo, e Sergio Petrilli, quello un po’ sfigato, l’ultima ruota del carro) non hanno fatto altro che guadagnare in realismo, in questi ultimi anni. Violenza, droga, storie di piccoli boss che salgono le scale della vita a testa alta, una sigaretta accesa tra le labbra increspate. Adulti prima del tempo.
Anche se, in realtà, Zanardi non è mai diventato grande.

“Quando si è giovani come te, Zanardi, non si crede a un destino cattivo, poi però ci si accorge che il destino è aiutato da ciò che siamo riusciti a mettere insieme, ed è questo insieme, alla fine, che decide per noi. Va là, ti metto un uno, e non se ne parli più!”
(un professore a Zanna, Verde Matematico, Andrea Pazienza)