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Out of my window di Alice Gioia

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Da quali stelle siamo caduti, per raggiungerci quaggiù?/2

Appuntamento numero due. Un po' meno agitata del primo, ma l'imbarazzo rimane. Soprattutto,

l'imbarazzo della scelta. Da quale, tra i cinque libri che sto leggendo, posso incominciare?
Innanzitutto, chiariamo questa cosa. Io suddivido i libri nelle seguenti categorie:

1. Libri da comodino
: le due pagine che vi dicevo sabato scorso, quelle che mi cullano prima di dormire. Niente di troppo violento (se no mi vengono gli incubi), niente di troppo pesante (se no crollo dopo un secondo), niente di troppo coinvolgente (se no col cavolo che mi addormento).

2. Libro da wc: nulla di offensivo, come qualche maligno potrebbe pensare. Semplicemente, il libro che ti accompagna nei momenti più intimi. E, spesso, nei momenti più rilassanti della giornata (mica per niente ci hanno fatto una vera e propria collana di racconti!). Non ho particolari preferenze o consigli in proposito, va bene tutto. Solo, attenzione alla copertina: se lo si dimentica nel locus amoenus, può capitare che si bagni. O che prenda l'umidità della doccia. O che vostra madre lo metta in lavatrice.

3. Libro da viaggio: il più fedele, quello che ti segue sempre in ogni spostamento. Che leggi nei dieci minuti di viaggio sull'autobus, o nelle mezz'ore in cui aspetti i ritardi di Trenitalia. In cui ti immergi mentre fai la coda alla Segreteria Studenti, per non sentire la vamp seduta di fianco a te (una che poi magari finisce al GF), che racconta all'amica i fatti suoi. Anche qui, attenzione alla copertina. Inevitabilmente, dopo tanti viaggi sarà un po' vissuto.

4. Libro da vacanza: quello che ti godi di più, spaparanzata sotto al sole, senza altri pensieri in testa se non: "vado a fare il bagno, o a prendermi un gelato? That is the question" (libri che mi mancano, ora come ora…)

5. Libro da scrivania: per le pause studio/lavoro (ecco, questi invece ce li ho sempre tra i piedi). Se non c'è niente di meglio da fare, sono un modo come un altro per distrarsi e perdere tempo.

Allora, visto che oggi sono metodica, direi di incominciare con uno stralcio del libro numero 1, il libro da comodino. Un libro che ho incontrato per caso, anzi per casa. A cui mi sono affezionata quasi subito, per lo stile scarno e veloce, i dialoghi inseriti direttamente nel testo, l'atmosfera coinvolgente. Pochissime descrizioni, tutto appeso al filo di un racconto che ti si srotola rapido tra le dita. E i personaggi sono taglienti, geniali: in bilico tra la vita e la morte, tra il successo e la disperazione.

Tutto per colpa di un gesto improvviso, di una decisione, di uno sguardo.

"Mi sono sempre chiesta se la piega presa dalla nostra vita esiste sin dall'inizio o se invece la vita è fatta di eventi casuali nei quali individuiamo un filo solo a posteriori. (…)

Mio padre (…) sosteneva che la responsabilità di una decisione non può mai essere attribuita ad un agente cieco ma solo a decisioni umane, anche se lontanissime dalle loro conseguenze. E faceva l'esempio di una moneta che si tira a testa o croce. In origine la moneta è solo un tondino di ferro della zecca che il coniatore prende dal mucchio e mette sotto il conio in uno dei due versi possibili. Da quell'atto dipende tutto il resto, indipendentemente da tutti i giri e da tutte le rotazioni che la moneta fa in aria".

(da Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1996)