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Out of my window di Alice Gioia

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Buon compleanno, Darwin/2: il D-Day

Darwin2

Ci siamo. Oggi, giorno del compleanno di Darwin, è il D-Day. Mi unisco ai festeggiamenti che stanno avendo luogo in tutto il mondo pubblicando un'intervista a Telmo Pievani, filosofo della scienza ed epistemologo, che ho realizzato con Nicolò Carboni e Irene Leonardis (e che troverete prossimamente su "Socrate al caffè", la rivista culturale diretta da Salvatore Veca).


Il movimento anti – evoluzionista in questi anni ha fatto passi da gigante, soprattutto negli States, grazie alla connivenza dell'amministrazione neocon di Bush. Pensa che Obama riuscirà a porre un freno a questa deriva, o ormai si è andati troppo oltre?

Il creazionismo oggi ha assunto nuove sembianze, è diventato un movimento interconfessionale, è penetrato anche in Europa e fa proseliti ormai non più soltanto fra le sette fondamentaliste protestanti ma anche fra i giovani dei campus universitari. Dopo le sconfitte giudiziarie negli Stati Uniti, i “neocreazionisti” puntano su strategie alternative, sulla controinformazione, sulle lobby politiche e giornalistiche, sulla pubblicità sui mass media, sull’editoria, sull’educazione privata, persino sui parchi di divertimenti. L’attacco a Darwin poi non è più centrato sulla contrapposizione fra la scienza e il dettato biblico, ma fra la realtà della ricerca scientifica e chi cerca di inserirvi “teorie” o “dottrine” che non hanno nulla di scientifico, presupponendo progettisti sovrannaturali o cause finali inscritte nella storia naturale. Lo hanno ben evidenziato anche Glenn Branch ed Eugenie Scott sull’ultimo numero di Scientific American (dicembre 2008). E’ confortante che nell’elezione di Obama i fondamentalisti religiosi non pare abbiano avuto un ruolo trainante come nelle elezioni precedenti, anche se la presenza di una candidata alla Vice-Presidenza, repubblicana, dichiaratamente creazionista, è stata una novità preoccupante.

Considerando quanto è accaduto in America, pensa che anche in Italia ci sia il rischio che coloro che fanno parte del “rigurgito creazionista” possano imporre la loro visione?


Dipende da cosa intendiamo per “imporre la propria visione”. Da noi esistono mezzi più sofisticati, per esempio descrivere in modo incompleto o vago la teoria dell’evoluzione nei programmi delle scuole pubbliche, soprattutto primaria e medie, in modo che gli istituti scolastici possano sentirsi più liberi nel non considerare, eventualmente, la teoria dell’evoluzione neodarwiniana come una cornice indispensabile per comprendere e per insegnare le scienze della vita.

Dawkins e Gould nella comune lettera del 2001 sostengono che l'intento dei creazionisti è di porsi come alternativa alla scienza e non di dimostrare la validità dell'Intelligent Design. Per questo invitano a non partecipare ad alcun dibattito pubblico con gli esponenti di questa corrente. E' quindi impossibile il dialogo?

Se la sede che ospita il dialogo ha un riconoscimento e un’autorevolezza scientifica o di comunicazione della scienza (un dipartimento universitario, un laboratorio di ricerca, un festival della scienza, etc), a mio avviso il dibattito non ha senso e non va accettato, perché presupporrebbe implicitamente, come scrivevano allora Gould e Dawkins, un attribuzione di pertinenza e di competenza ai neocreazionisti, quando in realtà, sul piano del confronto scientifico fra teoria dell’evoluzione e “disegno intelligente”, non esiste alcuna controversia reale nella comunità scientifica. Anche sopravanzando nella discussione, si darebbe un messaggio sbagliato a chi assiste. Se invece il dibattito si svolge in sedi generaliste e sui mass media, va accolto e va affrontato con gli strumenti della dialettica e della capacità di persuasione degli interlocutori.

Negli ultimi anni le gerarchie ecclesiastiche hanno attribuito conversioni in extremis a moltissimi grandi pensatori laici, penso a Darwin stesso, o al recente e presunto carteggio fra Gramsci ed un Cardinale. Secondo lei siamo davanti ad un tentativo della Chiesa di ricostruire il suo vecchio "monopolio sul pensiero"?

La conversione in extremis di Darwin è una sciocchezza che gira da sempre, smentita già dai familiari ai tempi della sepoltura nell’abbazia di Westminster. Un paese che si occupa di queste vicende inesistenti mi dà l’impressione di essere rivolto quasi irrimediabilmente al passato, a un continuo rimescolamento di vecchi temi e di luoghi comuni, a tentativi di revisione infinita in cui non ci si dà pace e si perde poi la presa sulla realtà storica. Siamo un paese terribilmente ideologico, che strumentalizza il proprio patrimonio storico e culturale anziché farne una base comune per costruire un’appartenenza condivisa. In questo modo ci condanniamo a un crescente provincialismo culturale, e a diventare sempre più marginali nel dibattito internazionale.


Lei, insieme a pochi altri intellettuali (penso a Gianni Vattimo o Piergiorgio Odifreddi), rappresenta la punta di diamante del pensiero laico italiano. Ritiene che in Italia esista una "questione culturale" che parte dalle scuole elementari ed arriva fino ai banchi del Parlamento? Come commenta il fatto che praticamente nessun politico ami parlare dei temi, cosiddetti eticamente sensibili? Siamo davanti a puri calcoli elettorali o a sintomi di un male più profondo?

Sì, c’è una grande sottovalutazione della maturità di una parte importante di questo paese. La ragione fondamentale è che abbiamo assistito a uno scadimento drammatico, nelle ultime legislature, del livello culturale delle classi politiche di questo paese, in una modalità peraltro perfettamente bipartisan. Nei confronti della libertà della ricerca scientifica l’insensibilità politica attuale è impressionante. Da tre campagne elettorali i temi della scienza e dell’innovazione non sono praticamente sfiorati. La politica perde il senso della nobiltà della propria autonomia non soltanto nei confronti dei potentati economici, ma anche delle agenzie morali e culturali, di ispirazione religiosa, a cui delega i propri orientamenti ideali. Vedere questa subalternità della politica a saperi forti e dogmatici, basati su autorità di scrittura o dottrinali, a saperi per necessità parziali e non garanzia dei diritti civili di tutti indipendentemente da fede e provenienza, è tristissimo.

Leggendo la storia di Darwin e dei suoi colleghi, dal Settecento ad oggi, ci si rende conto di una costante nelle vicende scientifiche. Prendiamo un esempio emblematico: Lamettrie è costretto a fuggire a Berlino per poter continuare i suoi studi, e soprattutto per pubblicarli. Disponibilità di fondi e libertà di espressione: sono due questioni che condizionano in modo determinante la ricerca scientifica, oggi come allora?

Certo, se vuoi privare qualcuno della sua libertà di azione e di movimento gli togli i finanziamenti. Anziché cambiare davvero le regole interne e migliorare le pratiche di valutazione della ricerca, ne fai una questione di budget. E’ una modalità indiretta, meno eclatante, ma efficace. Poi lo isoli culturalmente, inventi spauracchi come lo “scientismo” o la scienza come nemico della democrazia. Sollevi polveroni alla prima occasione e ogni volta che nella discussione emerge un tema connesso all’allargamento dei diritti civili inizi una campagna capillare di disinformazione che semina paura, sospetti e illazioni, come se un ordine precostituito e rassicurante stesse per crollare e per portarci tutti alla perdizione. Capolavoro finale: dopo che hai vinto la battaglia oscurantista e hai bloccato il rinnovamento, ti ergi a vittima dei cosiddetti “laicisti” e scientisti. Così funziona nel nostro paese.