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Out of my window di Alice Gioia

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A Right to do Wrong

[Premessa. Avevo programmato di pubblicare questo post più tardi, ma visti i recenti avvenimenti, mi è sembrato sensato anticiparne l'uscita.]


"[A right to do wrong] is the only way to reconcile the importance of moral rights, as a distinctive ingredient in ethical theory, with the diversity and the wide range of standards of ethical evaluation"

(J. Waldron, A right to do Wrong).


Proprio vero: quando stai lavorando su una cosa, ti capita di ritrovartela fra i piedi anche quando non vorresti. La incontri sull'autobus, sul giornale, nel sorriso della cameriera al bar. E i casi sono due: o sei tu che sei diventato più sensibile all'argomento, o il mondo cospira contro di te. Oppure entrambi.

Veniamo al dunque. Sessione d'esami, febbraio 2009. Tesina di filosofia politica dal titolo "A Right to do Wrong" (Jeremy Waldron). Tradotto letteralmente: è giusto fare una cosa sbagliata (così, più o meno, suona ad un orecchio anglosassone). In altre parole, il diritto di agire immoralmente. Per chi ha una vaga idea della filosofia politica, sa che è un tema molto trascendentale, e che c'è ben poco di pratico. Ma tranquilli, non voglio annoiarvi con queste elucubrazioni mentali.
Piuttosto, torniamo al discorso di prima: non faccio in tempo a finire la tesina, che mi imbatto in uno speciale di Internazionale che sembra essere fatto per me. Si intitola "Il diritto di offendere", ed è una raccolta di tre articoli apparsi su giornali olandesi in merito alla vicenda Wilders.

Geert Wilders, deputato olandese di estrema destra, ha fatto scalpore con la pubblicazione di Fitna, un cortometraggio poco lusinghiero (per usare un gentile eufemismo) sul mondo musulmano. In cui, tra le altre cose, certe parti del Corano vengono paragonate al Mein Kampf. Wilders sarà a breve processato per "odio e istigazione alla discriminazione", sulla base di una legge istituita negli anni Trenta, in seguito alla decisione della Corte d'Appello di Amsterdam. Decisione che si dimostra chiara nel suo intento: perseguire penalmente le affermazioni del deputato, ma non tanto sulla base di una maggiore o minore adesione alla verità. Infatti "l'accento cadrà sulla perseguibilità delle affermazioni di Wilders, e solo dopo sulla loro correttezza", afferma il quotidiano liberale Nrc Handelsblad.

Guardando la questione con gli occhi del super-liberale citato sopra, un intervento legislativo del genere fa venire i brividi. Perchè la libertà di parola, in cui rientra la libertà di dire idiozie, o di dire cose sbagliate (eccolo qui, il right to do wrong), deve essere tutelata in quanto tale. Che poi gli interessati rispondano a tono; nessuno glielo vieta. 


Negare il diritto di esprimersi, invece, non è il modo giusto per affrontare la questione, ma piuttosto inasprisce i toni. Negare i diritti fondamentali in nome di un ideale, per quanto nobile possa sembrare (in questo caso, promuovere l'integrazione), ci porta su una china scivolosa verso qualcosa che l'Europa ha già conosciuto da vicino.

Anche perchè, come fa notare il quotidiano progressista De Volkskrant, tutta questa pubblicità non fa altro che portare voti a Wilders, che si è perfettamente calato nella parte dell'umiliato e offeso.

Ora, ritornando alla questione in generale, mi è capitato di sostenere che certe apologie del fascismo o della mafia non abbiano senso di esistere. Perchè, oltre a essere fuori luogo, si rivelano profondamente offensive nei confronti di chi, per certe cose, ha perso la vita. Ma bisogna sempre e comunque fare delle distinzioni. Fino a quando, almeno, sarà ancora possibile.