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Out of my window di Alice Gioia

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Intolleranza cellulare

Questo più che un post è un appello. Ma un appello serissimo, rivolto a tutti coloro che passano le loro giornate parlando al cellulare sui mezzi pubblici.
Passi per la chiamata urgente. Passi per i manager superimpegnati, o altre categorie di “lavoratori mobili” del genere (dai giornalisti ai tecnici dei computer), che vivono in simbiosi con il loro oggettino tascabile e non possono evitare di far sentire a tutti le loro litigate aziendali.
Ma tutto il resto (chiamate al fidanzato, all’amica del cuore per urlarle un segreto importantissimo, alla nonna alla zia alla mamma al cugino al fratello al papà e chi più ne ha più ne metta) è poco sostenibile.

Soprattutto se:
a) La conversazione si mantiene ad un tono di voce da mercato del pesce;
b) Il messaggio viene ripetuto più volte (perché, ovviamente, se lo hai raccontato alla Franci, non è che non lo puoi raccontare alla Mari o alla Cate), cosa che rende il parlante doppiamente o triplamente molesto;
c) L’oggetto della conversazione è descritto nei minimi dettagli (“domani organizzerò una festa di compleanno per il mio miglior amico: i palloncini sono blu, verdi e bianchi. Ce n’è anche uno rosa e sette gialli. La torta ha tre strati, ma l’ultimo è di due centimetri e mezzo più basso dell’altro”).

Perché a uno che magari in treno legge, o dorme, o semplicemente non è particolarmente interessato alle tue serate mondane o ai tuoi problemi di cuore, non deve essere costretto a sorbirseli a prescindere.
Per cui, cara/o amica/o cellularmaniaca/o, ogni volta che stai per effettuare una chiamata intercontinentale con l’amica/o del cuore, per favore, pensa anche alla salute psicofisica del tuo vicino di posto. E ricordati che, soprattutto nei treni, ci sono degli spazi (i bagni e le loro anticamere, per esempio) meno affollati, nei quali tu puoi chiacchierare in tutta serenità. Te ne saremo infinitamente grati.