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Out of my window di Alice Gioia

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Il Lupo e la luna

Alla fine, vi parlo sempre un po’ di lui, del Lupo. E quindi mi sembra giusto rendervi partecipi dell’intervista che io e Salvatore, un collega di Inchiostro, gli abbiamo fatto qualche tempo fa, una sera, in un cortile illuminato dalla luce della luna…

Benni
(foto di Salvatore Parisi)

I suoi libri sono stati tradotti in altri paesi: mi chiedevo quali fossero le maggiori diversità, le difficoltà di comprensione di certe espressioni del suo lessico fantasmagorico, il fatto che comunque ci sono culture storiche e politiche diverse. E poi il concetto di "telecrazia", se mi passa questo termine, che spesso traspare dai suoi libri, è ugualmente percepita nello stesso modo? Esistono dei disagi sociali comuni?
Ovviamente non tutto viene trasmesso, qualcosa si perde per strada. Ma se il traduttore è bravo, l’anima del libro è salva.  In ogni paese esiste un disagio sociale, una pressione dei media, ogni lettore sogna che il suo paese sia migliore. Ma io sono fortunato coi traduttori, o forse mi merito questa fortuna perchè ci lavoro insieme, a volte lungamente.

Molti dei suoi libri, penso per esempio a "Spiriti", contengono dei riferimenti (spesso dissacranti) a personaggi politici e non. È mai stato querelato, o comunque qualcuno di questi personaggi le ha mai detto qualcosa in proposito?
Sono stato querelato, insultato, minacciato. Forse più per i pezzi sui giornali che per i libri. E quasi sempre, i querelanti  hanno desistito, perchè le cose che dicevo, dopo poco, apparivano vere. Ma ho sempre scritto in libertà.

Le è mai capitato di ascoltare musica mentre scrive, e se sì, ha mai associato un musica particolare ai suoi libri?
Quando scrivo non ascolto musica , non ci riesco. Invece c’è molta musica nei miei libri, e soprattutto quando vado in teatro, mi piace molto lavorare insieme a musicisti.

Qual è il personaggio che si è più divertito a creare? E qual è il libro a cui è più legato?
I miei personaggi li amo tutti. Se vuoi un esempio, mi sono molto divertito a creare i diavoli di "Elianto". All’inizio dovevano appena apparire in due scene, poi hanno chiesto spazio e sono diventati quasi protagonisti. Un libro a cui sono molto legato è "Blues in sedici", perchè mi è costato molta fatica, ed è meno conosciuto degli altri.

Questa è una domanda un po’ personale. Da lettrice ho notato una cosa: se posso permettermi, mi sembra che lei abbia perso la speranza, soprattutto in noi giovani (penso a "Margherita Dolcevita", che mi ha lasciato un senso di amaro e di tristezza profonda, ma anche ad alcuni racconti de "La grammatica di Dio"). È così? Non c’è più speranza di salvare qualcosa? E se sì, i libri possono dare una mano, anche per quanto riguarda la politica, ovviamente? Qual è il ruolo dello scrittore oggi in Italia?
Non ho perso la speranza, ma non coltivo speranze fasulle, come quelle della sinistra catodica. Gli scrittori, e l’arte in genere, sono l’unica arma rimasta contro la ferocia dell’economia e la corruzione della politica. Sarebbe ora di non fare più questa domanda.

La religione e la figura di Dio sono argomenti trattati ironicamente nelle sue opere: qual è il suo rapporto riguardo la fede? 
Ho un grande rispetto per la religiosità e per  il sacro. Le religioni monoteiste, i loro sfarzi, le loro falsità invece non mi emozionano. Ho conosciuto preti che facevano un meraviglioso lavoro per gli altri e preti, e cardinali, ipocriti e cattivi.

Come descriverebbe la sua esperienza come regista del film "Musica per Vecchi Animali"?
Bellissima, anche se avevo capito che il film non sarebbe mai andato in sala, e che lo avrebbero censurato. Ma lavorare con Pasqualino De Santis, con Dario Fo, con Paolo Rossi e tanti amici è stato un festa.

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Salvatore e chi? Quella bassa?