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Out of my window di Alice Gioia

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Buon compleanno, Darwin!

In onore dell’anno di Darwin (si festeggiano i 200 anni dalla nascita e i 150 dalla pubblicazione de "L’origine delle specie"), pubblico in anteprima l’intervista al professor Carlo Alberto Redi, che uscirà  su Inchiostro a metà gennaio.


Il silenzio di un sabato mattina sonnacchioso, nel dipartimento deserto di zoologia. I miei passi che rimbombano per le scale, nei corridoi. Ma nel suo studio il professor Redi, docente di Zoologia presso l’Università di Pavia, è in piena attività. Sposta libri e ritagli di giornale per farmi posto, mentre un sottofondo di musica classica accompagna la nostra chiacchierata.

Allora, come procede il “rigurgito creazionista”? C’è ancora qualcuno che ha ancora paura di Darwin?
“Purtroppo si”, dice il prof, sbattendo sul tavolo un enorme “Atlante del Creazionsimo” made in U.S.A., finemente rilegato e completo di strabilianti immagini, commentate con frasi del tipo “l’evoluzione è una bugia”. 

"Vedete, il messaggio è ossessivo e pericolosissimo, e condiziona ancora molto i paesi occidentali, perché tocca i temi cari alla Chiesa Cattolica. Siamo nel millennio delle scienze della vita, e la cittadinanza oggi si coniuga sui temi della biopolitica: la riproduzione artificiale di ciò che noi chiamiamo vita, il suo inizio e la sua fine. È su questi temi che si misura la capacità di un paese di esprimere democrazia. E in Italia siamo molto lontani: dalla legge 40, che è una legge paradossalmente eugenetica, al caso Englaro, in cui un potere politico si permette di intervenire in una decisione della magistratura.
Ma ormai non è più il caso di parlare della teoria darwiniana in sé, perchè è uno dei paradigmi fondanti della civiltà umana, ne abbiamo le evidenze a livello molecolare. Come dice Gould, noi non dobbiamo dare il diritto a chicchessia di mettere in discussione una cosa del genere. Sono altri gli aspetti da approfondire. Per esempio, organizzerò con il Collegio Ghislieri una serie di incontri: un tributo, nell’anno darwiniano, a Lamarck. Perché la sfida del modello darwiniano, oggi, è il dibattito sulla mutazione di ciò che già esiste. E soprattutto, io vorrei sottolineare ciò che succede a livello molecolare, e la sua l’applicazione nelle scienze della vita. Qualche esempio? Il mondo degli RNA, la rilevanza del dialogo epigenetico, il genoma e l’ambiente…Perché noi non siamo figli del determinismo biologico più bieco, ma proprio di questa interazione.
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Leggendo la storia di Darwin e dei suoi colleghi, dal Settecento ad oggi, ci si rende conto di una costante nelle vicende scientifiche. Prendiamo un esempio emblematico: Lamettrie è costretto a fuggire a Berlino per poter continuare i suoi studi, e soprattutto per pubblicarli. Disponibilità di fondi e libertà di espressione: sono due questioni che condizionano in modo determinante la ricerca scientifica, oggi come allora?

"In Italia siamo messi malissimo. Spagna, Portogallo, Grecia, perfino la Tunisia: tutti ci hanno superati sull’investimento per la ricerca. Noi non abbiamo capito che le società vincenti, oggi, sono quelle basate sull’avanzamento della conoscenza, sulla loro applicazione. Un paese lo rilanci investendo sui giovani, sul capitale umano!E non sono parole vuote. Investire in conoscenza paga: il 27% annuo del capitale investito sui 10 anni. Questi sono studi della London School of Economics, basati solo sulle royalties dei brevetti, senza contare quindi i miglioramenti in termini di impiego, di stato etico, di benessere!
Lo aveva già detto Adriano Buzzati Traverso, nel suo testo “Se gli italiani fossero intelligenti”. Basti pensare che l’ultimo primo ministro a investire in ricerca (se si esclude il tentativo dell’ultimo governo D’Alema, che girò il 10 % della vendita degli Umts al FIRB, il Fondo Incentivazione della Ricerca di Base, che poi è stato cancellato dai seguenti governi) è stato Quintino Sella, dopo l’unità d’Italia, che disse agli inglesi: “farò di Roma la Città della Scienza”. Siccome nel 2008 abbiamo festeggiato il Sessantesimo della Costituzione, vorrei ricordare che ben due articoli parlano di ricerca libera e da finanziare. E invece cosa succede in Italia? Assegnazioni poco trasparenti, investimenti ridicoli. Per dirne una, il programma d’investimento a livello nazionale per la ricerca sulle cellule staminali somatiche è 5 milioni di euro, come il biglietto della lotteria di capodanno! Guardiamo in Spagna, governo Aznar: 100 milioni di euro soltanto per un istituto di Madrid! E poi due hubs, Barcellona e Valencia, dove arrivano scienziati da tutto il mondo…
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Visto che ci siamo, ci dica qualcosa della ricerca sulle staminali…

"Innanzitutto, c’è un grande equivoco di fondo: le terapie sono solo con le staminali somatiche. Non siamo ancora in grado di controllare il potenziale delle embrionali. Le ricerche dovrebbero essere finanziate, certo, perché la medicina del futuro è quella rigenerativa. La staminale embrionale è un modello, utilizzato in ambito biomedico per capire lo sviluppo delle patologie e per portarle in provetta, così da poter lavorarci senza massacrare il paziente. E poi il futuro è nell’ecotossicologia. Bisogna poter dare riposte immediate a casi di contaminazioni ambientali, utili anche nell’ambito del diritto (si pensi all’attribuzione di colpa nei casi di contaminazione nucleari). E per fare questo, non ci si può basare su cicli di studio di cinque o sei anni. In generale, siamo ottimisti, soprattutto sui casi di Parkinson e diabete, per esempio. Ormai si tratta di rendere queste tecnolgie disponibili a tutti.
Certo, nei paesi cattolici (Italia, Austria, Germania, Irlanda) ci sono delle difficoltà. Ma è solo un’azione di ritardo, l’avanzamento delle conoscenze travolge. In Italia ci sono grandi ricercatori, e così anche in Germania, che stanno lavorando sui metodi per indurre una cellula somatica differenziata a tornare indietro, “embrionale like” (un  procedimento drammaticamente naturale, come nel caso del tumore). Siamo rallentati, ma contribuiamo comunque con ricerche diverse."

A  proposito di genoma, invece, c’è un progetto di un’industria americana che ha come obiettivo l’analisi del DNA di ognuno e la pubblicazione on line dei risultati. Cosa ne pensa? Può essere pericoloso?

"Ma è un’applicazione fantastica! Potresti addirittura fare una medicina personalizzata, e poi potenziare gli studi. Non si può rinunciare a una cosa del genere solo la paura. Certo, la discriminazione che ne potrebbe derivare è un rischio, ma basterebbe avere un sistema giuridico che ti tuteli. Anche le assicurazioni sono interessate, e gli economisti sono riusciti a convincerli che la stratificazione del rischio va a loro vantaggio: sapere che c’è una parte della popolazione soggetta a un certo tipo di rischio, permette di calibrare il pagamento dei premi su chi non ne è affetto.
Non dobbiamo avere paura di ciò che ci viene offerto dalla scienza. E poi bisogna interagire: filosofi e giuridici dovrebbero avere un minimo di conoscenze in biologia, proprio perché siamo nel millennio delle scienze della vita. E sono loro che devono creare norme, e rendere tutto accessibile a tutti. A meno che, ovvio, non si voglia tornare nella caverna."

Commenti

Credo che le teorie di Darwin siano ancora molto attuali, soprattutto a livello di società e status.