Out of my window - Out of my window

Out of my window di Alice Gioia

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Dall’albero di Cracovia alla blogosfera/3

"Ormai è risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze" (J.L.Borges, da "La biblioteca di Babele")

"George Orwell would have blogged" (Allan Massie)

Orwelldiaries

La nuova arena pubblica

Insomma, chi è d’accordo con l’affermazione di Darnton con cui abbiamo iniziato la nostra sequenza di post, può sostenere che ogni età ha un sistema di comunicazione complesso, articolato a seconda delle disponibilità tecnologiche e sociali di cui dispone. Cambia, in sostanza, quello che il professor Papi chiamerebbe “il supporto”: dal bigliettino stropicciato nelle tasche dei nouvellistes des bouches alla mail, dal commento nelle taverne al forum interattivo. Sembra rimanere, invece, quella che Franco Carlini, citando James Michael Surowiecki, definisce “la sapienza delle masse: (…) quella che emerge dal basso e si consolida in punti di vista condivisi.”

La blogosfera
Il grande fenomeno che interessa il settore comunicativo contemporaneo, almeno nelle aree altamente tecnologizzate, la blogosfera, è la realtà con cui anche teorici sociali come Habermas devono fare i conti. Un ambito i cui confini giuridici sono ancora poco definiti, e in cui ogni partecipante ha accesso diretto alle notizie e al commento delle stesse. Un mondo polifonico, e spesso cacofonico, che si sta gradualmente affiancando a quello dei giornali mainstream nella formazione e nella gestione dell’“arena di discussione pubblica”. Con tutte le conseguenze che ne derivano, anche e soprattutto in termini di democrazia deliberativa.

Concludo con una citazione di Carlini, che sembra calzare a pennello.

"Gli effetti si fanno sentire anche nella vita civile e politica, dove le “caste” ormai devono fare i conti e confrontarsi con il caos creativo che li investe dal basso. In questo caso il processo è più lento, perché grandi sono le inerzie, ma gli scossoni si avvertono, persino nel mondo politico italiano, sia pure tra ingenuità e contraddizioni. Non abbiamo ancora la nostra Arianna Huffington, che gestisce l’ omonimo blog politico, tra i più influenti, né il nostro Markos Moulitsas Zuniga di DailyKos, ma il sentiero è segnato ed è buono per la democrazia, virtuale e soprattutto reale."

Ma Orwell avrebbe davvero postato?

Noi non lo possiamo sapere. Anche se, come ho riportato nella citazione, questa è l’opinione di Allan Massie, giornalista del Telegraph,  secondo il quale il grande scrittore avrebbe apprezzato "la democrazia e la libertà del web", che permette di pubblicare anche ciò che "gli editori non vorrebbero". Per Orwell, cosciente del probelma del totalitarismo, uno strumento del genere avrebbe significato una cosa ben precisa: libertà di espressione, libertà di controllare un potere assoluto.

Fatto sta che Orwell, grazie al progetto di Orwell Prize, un blogger lo è diventato lo stesso: i suoi diari sono stati pubblicati in rete, giorno per giorno, a settant’anni di distanza. Ed è stato indetto, per il 2009, un premio speciale di giornalismo "formato blogger".

Uno dei tanti segni del cambiamento.